Quante STORIE per un caffè....                       storie, poesie e tant'altro.......

                             

ODORA DI SPERANZA

di Alessia Asaro


Alessia Asaro frequenta il 2° anno del Liceo Scientifico di Mazara del Vallo e con questo testo ha vinto il primo premio del concorso "Le due anime della Sicilia… tra racconti e immagini". Bandito dal Liceo Scientifico "G.P.Ballatore" di Mazara del Vallo. 


Soffiava lo scirocco, portando con sé ricordi del Sahara. Cossìra, seduta a leggere sui gradini dell’uscio di casa, si alzò impettita, i granelli di sabbia le colpivano fastidiosamente il viso. Odiava questo vento così caldo, era oppressivo. Per la verità, odiava quasi tutto della sua terra. A soli quattordici anni essere legata alla Sicilia già solo per via del nome, datole in onore dell’isola pantesca, terra originaria della madre, la rendeva insofferente.

I suoi occhi erano proiettati oltre le invisibili mura invalicabili che circondavano l’isola, intorno a sé non vedevano nulla d’interessante.

Il desiderio di fuggire dalla sua terra d’origine la pervadeva costantemente, e più il tempo passava più diventava smaniosa, avendo paura di perdere fantomatiche opportunità di un mondo “al di fuori” che non aveva mai assaporato. Sapeva di non essere l’unica: un più o meno sincero coro condivideva con lei il sentimento di disprezzo verso il luogo che, con la sua brezza di mare, li aveva cullati da bambini.

Questi ignoravano però i numerosi ragazzi, adulti, o anziani che una volta partiti, ritornavano poi, nella loro calorosa Sicilia.

Cossìra rientrò in casa, appena in tempo, perché squillò il telefono: era Samja, nata dall’altra parte delle rive mediterranee, nordafricana.

Ormai, il processo d’immigrazione, insito da prima che Cossira nascesse, era così comune da divenire una cosa naturale. In troppo pochi casi però era “comune” l’integrazione; fondata sulla reciproca indifferenza, la gran parte della città era completamente allo scuro che circa novecento anni prima, Arabi e Normanni, cooperavano insieme, creando una nuova città fondata sugli scambi.

Per gli occhi di chi sa vedere ancora oggi sono visibili moltissime tracce di questa remota realtà.

Nessuno aveva insegnato ciò a Cossìra, perciò la stretta amicizia multietnica con Samja era del tutto un’eccezione. Samja era diversa dagli altri suoi compaesani: era accettata perché nascondeva la magnifica risorsa che offre la diversità.  

La ragazza afferrò lentamente la cornetta del telefono, annoiata. Sentendo all’altro capo Samja, il suo tono di voce divenne acceso. Discussero a lungo a proposito dell’uscita didattica che le attendeva l’indomani; come sempre prima delle piccole eccezioni alle monotone ore scolastiche, erano in fremito; pensando a quale vestito indossare, a chi avrebbe portato la macchina fotografica, in che modo si sarebbero divertiti, andarono avanti a parlare per circa mezz’ora dimenticandosi di dedicare un minimo d’attenzione o interesse al luogo che avrebbero visitato. Ma guarda caso!

Solo pochi professori, nella (relativamente) lunga durata del percorso che compie uno studente, riescono ad insegnare qualcosa, a suscitare meraviglia, durante una gita scolastica. Solamente amando e conoscendo gli stessi professori, per primi quel pezzo di terra visitato, riusciranno a loro volta a far amare ai propri studenti quella bellezza osservata, appena scoperta.

Qualche professore fortunatamente, ci riesce.

L’indomani mattina, al punto di raccolta per disporsi sull’autobus, c’è il classico cicaleccio eccitato; sono presenti varie classi e tutti gli studenti vanno correndo da un gruppo di ragazzi all’altro. Scendendo dalla macchina della madre, Cossìra vede correrle incontro un gruppo di compagne, fra quelle c’è anche Samja. Riunitesi tutte le amiche più strette, si affrettano a salire sul bus, cercando di accaparrarsi gli ultimi posti, i migliori: quelli con più sedili.

Si parte così alla volta di un luogo indefinito, non perché a sorpresa, ma perché essendo un particolare irrilevante è stato rimosso dalla memoria. E così non si sa dove si è diretti, ma poco importa..quello che conta è poter chiacchierare e divertirsi!

Cossìra non era una ragazza frivola o poco intelligente, al contrario, ma non conosceva ancora la ricchezza che può portare la diversità, a differenza dell’omologazione, così osannata tra loro ragazzi, li faceva apparire tutti esseri poco pensanti. Cossìra, come molti altri, aveva commesso l’errore di giudicare prima di conoscere, e adesso che stava per avere la possibilità di apprendere una minuscola parte dell’infinita lista di tutto ciò che c’è da sapere sulla propria terra, la ignorava con tutta se stessa, preferendo chiacchierare spensieratamente.

Ah, Cossìra! Per fortuna, la Sicilia è una terra che non ama essere dimenticata o messa da parte, fa di tutto per attirare a sé genti d'ogni dove; infatti, non fa mistero il fatto che numerosi popoli, attratti dalla sua collocazione così vantaggiosa, cercarono spesso nel tempo di conquistarla.

Così nel corso della storia è diventata il centro di grassi commerci, è stata amata, ispirando la progettazione e costruzione delle migliori strutture e opere d’arte; ma è anche stata sottovalutata, dimenticata dal mondo circostante; quindi chissà se un giorno lontano ritornerà ad essere il fulcro di una nuova forza! I potenziali ci sono tutti, dipende solo se Cossìra e tutta la sua generazione, acquisiranno la “Conoscenza”.

E la Sicilia lo sa bene: mentre le varie classi girano a zonzo, lasciati momentaneamente liberi di esplorare la zona, in un momento di confusione attira a se Cossìra, che perde di vista le sue amiche.

Qualche minuto di panico. È sola, in un luogo sconosciuto, e se l’autobus torna a casa senza di lei??

Ma poi, pian piano, si lascia incantare da ciò che la circonda, dimenticandosi tutto il resto. C’è una vasta mescolanza d'odori, Cossìra non è in grado di decodificarli.

Non sa che parte osservare prima: là c’è un accenno di dammuso, ma che ci farà lì? Ecco, là ci sono mandarini, limoni, arance..colori bellissimi. E quelli sono lupini! Cossira li riconosce perché è stata obbligata a leggere i Malavoglia, l’anno precedente.

Un olivo solitario, con un tronco contorto, attorcigliato, quasi avvitato su se stesso. Il tronco sembra martoriato da cicatrici; è un olivo saraceno!

Cossìra, si stupisce di se stessa: allora qualcosa la sa! E quello cos’è? Si affanna ad osservarlo pensante, come se fosse l’unico dilemma del mondo. Sobbalza però quando una voce maschile le risponde che è uno zabīb, uno zibibbo.

Cossìra si volta vedendo che la persona che ha parlato è Mahdi, un ragazzo della sua scuola che conosce di vista. Questo non la rassicura.

Però Mahdi, al contrario dei pregiudizi di Cossìra, si mostra affabile ed inizia a parlare. Dice di amare la Sicilia: a volte gli ricorda moltissimo la sua città natale; altre volte le differenze stridono talmente tra  loro, che riesce a imparare qualcosa di nuovo. Racconta ciò che vede di negativo, ciò che vede di buono. Abita in Sicilia da soli 18 mesi, parla un italiano a tratti sgrammaticato, ma la tipica gestualità siciliana l'ha già acquisita pienamente.

Velocemente Cossìra impara, si fa nuove opinioni, mette in discussione le proprie convinzioni.

Sarà il posto, sarà che sono anni che Cossìra non sente il desiderio di essere in nessun altro posto oltre a questo, sarà che Mahdi è più che simpatico, ma passano due ore ed entrambi non sembrano essersene resi conto.

Verrebbe voglia di mettere radici in quel luogo della Loro Sicilia.

Ma questo luogo è indefinito, poiché se desideriamo Conoscere e siamo speranzosi, ciascun lembo di terra siciliana potrà diventare per noi il posto del cuore.

Se ne saremo lontani ne soffriremo, e se verrà danneggiato lotteremo per esso. Abbatteremo i muri invisibili perché tutti ne vengano a conoscenza e c' impegneremo duramente per far si che nessuno si debba vergognare di quel luogo.

Lo scirocco ha smesso di soffiare, lasciando dietro di se una scia di profumi.

C’è odore di speranza.  

 

 11-06-2008

  
                                                                                      

 

Home Caffè

Cerca nel sito
 
 

© Copyright 2001-2008 Associazione culturale Mediba 

Hit Counter